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Druento, dalla scuola al territorio: così nasce una comunità educante

14 ott
Tempo di lettura: 7 min

Dalla formazione outdoor al Patto educativo di comunità: a Druento, in provincia di Torino, la scuola ha costruito un'alleanza con il territorio. Il racconto di un percorso collettivo e l'intervista ad Alessandra De Grandis, assessore ai servizi scolastici e all'istruzione.


Una classe seduta sotto un grande noce, i quaderni aperti e le montagne sullo sfondo. È una delle immagini che raccontano il percorso educativo intrapreso a Druento, dove la scuola ha progressivamente aperto le proprie porte al territorio, trasformando gli spazi esterni in luoghi di apprendimento e coinvolgendo l'intera comunità nella crescita dei bambini e dei ragazzi.

Tutto è cominciato dopo il Covid, quando è emersa l'esigenza di ripensare il modo di vivere la scuola. Quella che inizialmente era una consulenza si è trasformata in un percorso di formazione outdoor per gli insegnanti e, nel tempo, in una collaborazione sempre più stretta tra scuola, amministrazione comunale e territorio. Fino alla nascita di un vero e proprio Patto educativo di comunità.

Negli anni abbiamo lavorato con le insegnanti sull'educazione all'aperto e sulle mappe di comunità: uno strumento attraverso il quale i bambini rappresentano il luogo in cui vivono, imparando a conoscerlo, riconoscerlo e sentirlo proprio.

patto comunità druento

Dalle aule al territorio: i frutti di un percorso condiviso

Orti e giardini, erbari di cartone, case dei semi, letture in biblioteca e sfide all'ultima foglia. Sono alcune delle esperienze che le ricercatrici di INDIRE hanno potuto osservare durante una recente visita a Druento, insieme alle mappe di comunità e alla strada dei bambini.

Attività diverse, accomunate da un principio: l'apprendimento non si esaurisce tra le pareti di un'aula, ma può svilupparsi attraverso l'esperienza diretta e il rapporto con i luoghi e le persone che li abitano.

Un lavoro che ha richiesto continuità, collaborazione e soprattutto l'impegno quotidiano degli insegnanti.

Accanto a loro, un ruolo importante è stato svolto dalla dirigente scolastica Saletti, dal sindaco Carlo Vietti e dall'assessore Alessandra De Grandis.

L'esperienza di Druento si inserisce nel più ampio orizzonte dell'outdoor education, una delle idee del movimento Avanguardie Educative di INDIRE, che promuove forme di apprendimento attivo in relazione con l'ambiente naturale, urbano e sociale. Un approccio che trova nei Patti educativi di comunità uno strumento per costruire collaborazioni durature tra scuola e territorio. Su questo tema Danilo Casertano ha approfondito anche l'esperienza di Valdobbiadene in un articolo pubblicato su IUL Research.

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Il ruolo del Comune: intervista ad Alessandra De Grandis

Ma che cosa significa, per un'amministrazione comunale, assumersi una responsabilità educativa? Quali risorse può mettere a disposizione e come cambiano le relazioni tra scuola, famiglie e territorio quando l'educazione diventa un impegno condiviso?

Per approfondire questi aspetti abbiamo intervistato Alessandra De Grandis, assessore del Comune di Druento con deleghe ai servizi scolastici e all'istruzione, alle politiche dell'infanzia e alle politiche giovanili, che ci ha raccontato le origini del Patto, i risultati raggiunti e le prospettive future.

Che cosa ha significato, per il Comune di Druento, scegliere di entrare attivamente nel Patto educativo di comunità?

Per il Comune di Druento aderire al Patto educativo di comunità non ha significato semplicemente sottoscrivere un accordo, ma assumere una nuova responsabilità. È stato il passaggio da un ruolo prevalentemente legato alla gestione dei servizi scolastici e sociali a quello di soggetto attivo nella costruzione di una comunità educante, capace di condividere la responsabilità della crescita e del benessere delle nuove generazioni.

Il Patto si fonda sui principi di partecipazione e sussidiarietà richiamati dalla Costituzione e nasce dalla consapevolezza che le sfide educative contemporanee, ulteriormente accentuate dagli effetti della pandemia, richiedano risposte collettive e strutturate.

Per Druento questo percorso affonda le proprie radici nelle riflessioni sviluppate all'interno del progetto MACaD - La valutazione partecipata del benessere di bambini e adolescenti - realizzato nel 2021-2022 attraverso il Tavolo Educativo Comunale (TED). Da quell'esperienza è emerso con chiarezza che nessuna realtà, da sola, può affrontare la complessità dei bisogni educativi attuali. Né la scuola, né il Comune, né il Terzo Settore possono rispondere in maniera efficace operando isolatamente.

La scelta è stata quindi quella di superare la logica degli interventi frammentati per costruire un vero e proprio "educatore collettivo": una rete capace di offrire ai bambini e ai ragazzi esperienze educative coerenti e continuative nei diversi contesti di vita, dalla scuola al tempo libero, dalle attività sportive agli spazi della comunità.

Quali risorse può mettere in campo un'amministrazione affinché il territorio diventi davvero un'esperienza educativa?

Un'amministrazione locale può svolgere un ruolo determinante nel trasformare il territorio in un luogo capace di educare, accogliere e generare opportunità di crescita. Nel Patto educativo di comunità il Comune di Druento ha assunto alcuni impegni precisi che, negli anni, hanno rappresentato gli strumenti concreti per rendere il territorio una risorsa educativa diffusa.

Anzitutto gli spazi. Mettere a disposizione luoghi accessibili, sicuri e inclusivi significa ampliare i contesti dell'apprendimento oltre le mura scolastiche. I parchi pubblici riqualificati, il nuovo polo socioeducativo-culturale e la biblioteca civica Ipazia rappresentano oggi opportunità per attività educative, laboratoriali e di outdoor education. Parallelamente, si è lavorato anche sul ripensamento degli ambienti scolastici, affinché risultassero sempre più funzionali al benessere e alla partecipazione.

Un secondo aspetto riguarda l'organizzazione e la semplificazione amministrativa. Rendere flessibile l'utilizzo di spazi e tempi, adeguare i regolamenti e facilitare le collaborazioni tra i diversi soggetti del territorio significa creare le condizioni affinché i progetti possano nascere e svilupparsi con maggiore efficacia.

Fondamentale è stato inoltre il lavoro di coordinamento svolto attraverso il Tavolo Educativo Comunale, che rappresenta la cabina di regia del Patto. Attraverso incontri periodici e un confronto costante tra scuola, servizi, associazioni e realtà del territorio è stato possibile leggere in modo più tempestivo fenomeni complessi come il ritiro sociale, il disagio giovanile, il bullismo o il rischio di dispersione, costruendo risposte condivise e sostenibili nel tempo.

Non meno importante è il lavoro di mappatura continua delle risorse presenti sul territorio. Significa guardare con attenzione a ciò che già esiste: associazioni, società sportive, attività commerciali di prossimità, realtà culturali, fattorie didattiche e gruppi informali che quotidianamente contribuiscono alla crescita delle giovani generazioni. Proprio in questa prospettiva stiamo lavorando per coinvolgere nuovi soggetti e ampliare ulteriormente la rete dei firmatari del Patto.

L'obiettivo finale è che Druento possa essere riconosciuto sempre più come un luogo in cui sentirsi parte di una comunità, crescere con serenità e costruire relazioni significative.

Dopo questi anni di lavoro, quali cambiamenti avete osservato nel rapporto tra scuola, famiglie, Comune e comunità?

I risultati più importanti non si misurano soltanto attraverso i progetti realizzati, ma soprattutto attraverso il cambiamento delle relazioni. Uno degli obiettivi del Patto era superare la frammentazione tra i diversi attori educativi e costruire un linguaggio comune.

All'inizio ciascuno guardava ai bisogni dei ragazzi dalla propria prospettiva: la scuola, gli educatori, i servizi, le associazioni. Con il tempo si è sviluppata una maggiore capacità di dialogo e di riconoscimento reciproco, che oggi permette di lavorare con obiettivi condivisi.

Questo cambiamento è particolarmente significativo per i bambini e i ragazzi, che percepiscono una presenza adulta più coesa e coordinata. Sapere che gli adulti che si prendono cura di loro comunicano tra loro, collaborano e condividono responsabilità rappresenta già di per sé un importante fattore di benessere.

Un altro risultato riguarda la continuità educativa. Abbiamo cercato di superare l'idea che i diversi momenti della vita di un bambino siano compartimenti separati. Il percorso educativo è stato pensato come un filo continuo che accompagna ogni persona nelle diverse fasi della crescita e nei diversi contesti quotidiani.

Da un lato si è lavorato sulla continuità tra nido, scuola dell'infanzia, primaria e secondaria di primo grado; dall'altro si è rafforzato il collegamento tra ciò che accade a scuola e ciò che si vive nel tempo extrascolastico, nei centri educativi, nelle attività sportive e negli spazi della comunità. Questo ha favorito una responsabilità realmente condivisa: quando emerge una difficoltà, non appartiene a un singolo servizio, ma diventa una questione che l'intera comunità educativa affronta insieme.

Un'attenzione particolare è stata dedicata anche alle famiglie. Non è possibile prendersi cura del benessere dei bambini senza sostenere chi, ogni giorno, li accompagna nella crescita. Per questo sono stati promossi momenti di ascolto e confronto rivolti ai genitori, valorizzando la collaborazione con lo sportello psicologico scolastico, i gruppi di confronto sulla genitorialità e l'orientamento ai servizi del CISSA.

Più che servizi aggiuntivi, questi strumenti hanno rappresentato occasioni per costruire vicinanza e fiducia, trasmettendo un messaggio importante: chiedere aiuto non è una debolezza, ma una forma di cura e responsabilità.

In sintesi, il risultato più significativo non è stato un singolo progetto, ma il rafforzamento di legami, alleanze e relazioni che oggi rendono la comunità più capace di accompagnare i propri bambini e ragazzi.

Qual è il passo successivo? Come può evolvere il Patto?

Fin dalla sua nascita il Patto è stato pensato come uno strumento dinamico, capace di adattarsi ai cambiamenti del territorio senza appesantire le relazioni tra i soggetti coinvolti. La prima prospettiva di sviluppo riguarda certamente l'ampliamento della comunità educante.

Continueremo a coinvolgere nuove realtà del territorio, valorizzando risorse e competenze che possono contribuire alla crescita delle giovani generazioni.

Parallelamente sarà importante consolidare un metodo di lavoro basato su un ciclo continuo di osservazione, progettazione, intervento e valutazione. Un processo che consenta di leggere i bisogni emergenti, costruire risposte adeguate e monitorarne l'efficacia nel tempo. In questo senso i sottogruppi organizzati per fasce d'età rappresentano uno strumento prezioso per mantenere costante l'ascolto del territorio e svolgere una funzione di presidio educativo.

Sarà inoltre fondamentale garantire stabilità alle azioni intraprese, sia attraverso risorse economiche dedicate sia valorizzando quelle non economiche: gli spazi, le competenze professionali degli educatori e degli insegnanti, il patrimonio di esperienza del volontariato e dell'associazionismo locale.

L'auspicio dell'Amministrazione è che il Patto educativo di comunità diventi progressivamente non soltanto un progetto, ma uno stile condiviso di fare comunità. Un patrimonio collettivo capace di resistere al naturale avvicendamento delle persone e delle amministrazioni, radicandosi nella cultura del territorio. Il vero traguardo sarà quando questo modo di intendere l'educazione verrà riconosciuto, sostenuto e richiesto dalla cittadinanza stessa, che con le proprie idee, esigenze e proposte continuerà ad alimentarne la crescita.

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