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Materiali naturali: cosa possono insegnarci sassi, fango e rami

5 giorni fa
Tempo di lettura: 4 min

C'era una volta un sasso che, a dire il vero, non era solo un sasso. Per qualcuno era una moneta. Per qualcun altro un animale, o persino l'ingrediente di una ricetta immaginaria. Poteva diventare la punta di un castello o semplicemente un oggetto da osservare per capire quanto pesava, com'era fatto o cosa sarebbe successo immergendolo nell'acqua.

Poi c'era un ramo. Poteva essere una bacchetta, un ponte, una canna da pesca, una matita o il tetto di una capanna.

E il fango? Terra da modellare, superficie da attraversare, ingrediente per pozioni magiche, materiale da mescolare con acqua, foglie e altri elementi.

Gli elementi non erano cambiati, era cambiato il modo di guardarli. Ed è proprio questa apertura a possibilità diverse a rendere i materiali naturali interessanti dal punto di vista educativo. A differenza di molti oggetti progettati per avere una funzione precisa, possono essere esplorati, combinati e reinterpretati in modi sempre diversi.

Materiali naturali e gioco libero: quando l'oggetto non dice cosa fare

Molti giocattoli hanno una funzione già definita: una macchinina è pensata per essere spinta, un puzzle per essere ricomposto, una costruzione per essere assemblata secondo determinate regole.

I materiali destrutturati, o materiali non strutturati, invece, non hanno necessariamente un unico utilizzo previsto. Si parla spesso di loose parts: materiali aperti che possono essere spostati, combinati e trasformati in modi differenti. Possono essere oggetti d’uso e di recupero, ma anche elementi naturali come bastoni, pietre, foglie, pigne e cortecce.

La differenza con un giocattolo strutturato sta soprattutto nella libertà che lascia al bambino: invece di suggerire un unico utilizzo, il materiale naturale apre diverse possibilità di esplorazione. Quando l'oggetto non suggerisce una sola risposta, il bambino deve decidere cosa farne. E questa decisione apre uno spazio per l'immaginazione, la sperimentazione e la ricerca di soluzioni.

Un oggetto strutturato tende a partire da una funzione: questo serve per fare questo. Un materiale aperto può invece partire dalla domanda: “Che cosa possiamo farci?” È un passaggio piccolo, ma importante.

Come si comportano i bambini davanti a dei rami caduti? Un bambino potrebbe iniziare a costruire una piccola capanna. Un altro potrebbe ordinarli per lunghezza. Un altro ancora potrebbe usarli per tracciare segni sul terreno. Se i bambini giocano insieme, quelle idee possono incontrarsi, modificarsi e diventare qualcosa che nessuno aveva immaginato all'inizio.

Materiali naturali e sperimentazione: imparare attraverso il gioco

C'è poi una caratteristica particolarmente interessante dei materiali naturali: non sono tutti uguali. Un ramo è storto. Un sasso ha una forma irregolare. Il fango cambia consistenza. Una foglia si rompe. Una pigna può essere aperta, chiusa, ruvida, leggera.

Queste caratteristiche mettono il bambino di fronte a qualcosa che non è completamente prevedibile e non è mai identico. Il materiale non si limita a “prestarsi” al gioco: pone dei problemi.

Come facciamo a costruire una torre con sassi di forme diverse? Come possiamo trasportare l'acqua senza farla fuoriuscire? Quale ramo può sostenere il peso di un altro? Come possiamo fare in modo che la nostra costruzione non cada?

Sono piccoli problemi autentici, nei quali il bambino può formulare un'ipotesi, provarla, modificarla e riprovare. Nel gioco con materiali naturali, quindi, l'esperienza non è necessariamente orientata verso un risultato già stabilito. Il percorso può cambiare mentre si procede: ciò che sembrava funzionare può non funzionare più, un'idea può trasformarsi, un errore può diventare il punto di partenza per un nuovo tentativo.

Anche gli ambienti naturali contribuiscono a questa varietà: superfici diverse, pendenze, forme, consistenze e materiali che cambiano nel tempo ampliano le possibilità di esplorazione e di gioco.

Materiali naturali e pensiero divergente nei bambini

Il pensiero divergente è la capacità di generare più idee e soluzioni a partire da un problema, invece di cercare immediatamente un'unica risposta corretta. I materiali aperti possono offrire un contesto particolarmente favorevole a questo tipo di esplorazione.

Lo stesso sasso può avere dieci significati diversi. Lo stesso ramo può essere utilizzato in dieci modi diversi. E una pozzanghera può diventare contemporaneamente un ostacolo, uno specchio, un luogo da esplorare o semplicemente qualcosa in cui saltare.

Non è il materiale, da solo, a sviluppare il pensiero divergente. È l'esperienza che si crea intorno ad esso: la possibilità di provare, cambiare idea, combinare elementi diversi e immaginare utilizzi che non erano stati stabiliti in partenza.

Questo modo di intendere il gioco trova nell'Outdoor Education un contesto particolarmente fertile: fuori, i bambini incontrano materiali che non sono stati progettati per loro e ambienti che cambiano continuamente, chiedendo di essere esplorati, interpretati e abitati.

Il ruolo dell'adulto: lasciare spazio senza lasciare soli

Se il materiale è aperto, anche il ruolo dell'adulto può cambiare. Non significa lasciare semplicemente i bambini da soli. Significa, in molti momenti, resistere alla tentazione di suggerire immediatamente cosa fare.

Davanti a un bambino che sta osservando un mucchio di rami, invece di proporre subito un'attività già definita, possiamo aspettare. Possiamo osservare cosa sceglie, come prova a utilizzarlo, quali domande si pone e come reagisce quando qualcosa non funziona.

L'adulto prepara il contesto, garantisce sicurezza, osserva, rilancia quando serve e lascia che il bambino possa attraversare anche una parte di incertezza. Il carattere aperto dei materiali lascia così uno spazio di scelta che l'adulto può accompagnare senza riempire.

L'Outdoor Education e gli ambienti che lasciano spazio alle possibilità

È anche in questo spazio che l'Outdoor Education trova una delle sue possibilità più interessanti: offrire ai bambini ambienti e materiali da esplorare senza stabilire in anticipo un unico modo di utilizzarli.

Un cortile, un giardino, un bosco, una spiaggia, la riva di un fiume possono diventare luoghi ricchi di esperienze quando permettono ai bambini di osservare, scegliere, sperimentare e trasformare ciò che incontrano.

Non si tratta quindi di aggiungere continuamente nuovi stimoli, ma anche di lasciare spazio a ciò che già esiste.

Cosa ci insegnano davvero sassi, fango e rami?

Un ramo caduto, una manciata di terra, alcune foglie, una pozzanghera possono essere sufficienti per aprire una domanda, dare vita a un gioco, generare un problema da risolvere o costruire una storia.

I materiali naturali ci insegnano che imparare non significa sempre trovare una risposta, ma anche avere il tempo e lo spazio per cercarne diverse. Forse il loro valore educativo sta proprio qui. Un sasso non contiene una storia già scritta. Un ramo non ha necessariamente una funzione prestabilita. Il fango non arriva con delle istruzioni. Lascia spazio. E quello spazio può essere riempito dalle idee dei bambini.

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