Ci si complica molto e la complicazione, molto spesso, è divenuta anche sinonimo di raffinatezza, come se si potesse giungere in modo più elegante ad un punto B seguendo delle linee a zig zag, piuttosto che andare dritti per la nostra retta. La natura farebbe il suo corso, ma noi continuano a resistere al suo dolce fluire. Questo poi lo insegniamo ai bambini, dicendogli che è giusto così è che a questo stato di cose, tanto vale rassegnarsi: la vita è dentro le 4 mura e quando si esce da queste, si chiama “gita” e niente più. Il mondo straordinario della natura è stato surclassato dall’ordinarietà di quel cemento che molto spesso fa mancare l’aria: quale essere senziente avrebbe scelto questo per sé, se non quando fuori ci sta una bufera? Quello che è presumibilmente nato come una protezione ad oggi è diventato una prigione legittimata da tutti coloro che continuano a dargli credito: si sa che così funziona per ogni forma pensiero. Mi spiego meglio.  La forma pensiero è una istituzione che non è, ma esiste… chiarirò il tutto con un esempio. Sergio Mattarella è un uomo come te – forse un po’ più anziano – ma nell’immaginario collettivo è il Presidente della Repubblica italiana; ecco, quello che gli da questa carica è una mera forma, una istituzione culturale che esiste in quanto le persone credono che esista. Così, ad esempio, tutti pensano che lo stare circa sei ore al giorno seduti in un’ aula sia naturale, ma in realtà è solo un derivato culturale – una forma appunto – che non regge più in base al principio di realtà. Se infatti, come attestato dalle scienze umane, l’uomo ritorna ad essere un animale, quello che dovrebbe essere sviluppato in lui non è un mero raziocinio calcolatore – peraltro criticato dalla maggior parte della filosofia occidentale, vd. ad esempio Heidegger – ma tutte le sue qualità naturali.  Che la natura abbia un ruolo in questo, oltre che intuitivamente afferrabile, è stato dimostrato sotto tutti gli aspetti. Stiamo solo aspettando che cambi il paradigma educativo ovvero, la forma pensiero che fa da base a tutte le forme e che il bambino userà come fondamento, una volta divenuto adulto. Spesso ci si ritrova a pensare che la natura va difesa, ed è vero, ma la cosa più importante sarebbe quella di accorgersi che infondo, ne facciamo parte e le basi di questo radicamento – salvo casi di decostruzioni lunghe e faticose una volta adulti – vengono gettate dall’educazione primaria. Distaccarsi dalla natura in base ad un training volto all’inserimento nel mercato del lavoro non si chiama educazione e siccome la lingua è molto più saggia di chi la parla – in quanto intrisa di storia ed energia – andiamo a vedere qual è la sua radice etimologica : lat. Educere, “portare fuori”. Portare fuori, cosa? La Vita che si trova all’interno di tutti, ma che a volte si trova offuscata dal peso delle sovrastrutture educative di chi, invece di aiutarti a manifestare i tuoi talenti, vuole venderti la sua visione del mondo e si sa, che contro i tiranni, il diritto di resistenza è legittimo. Una modificazione del paradigma è possibile e quantomai auspicabile: non ci resta che stare a guardare e fare la propria parte. L’outdoor education è alle porte e grazie a persone come Danilo Casertano, le sta aprendo con la gentilezza di chi è conscio del ruolo dell’animale uomo nel mondo. Niente bombe sul parlamento, quindi, solamente aria fresca e fiori per chi, si troverà a dover manifestare il loro profumo in un mondo che va ancora avanti a guerre economiche e petrolio.