Nel percorso di crescita, educazione e rischio possono procedere in tandem, sin dalla primissima infanzia. Questa affermazione sicuramente susciterà dibattiti e punti di vista contrastanti, ma tengo a sottolineare che non parlo di pericolo, bensì di rischio. Il termine deriva probabilmente dal greco rizikòn che significa sorte, ma viene strumentalizzato e ridotto all’accezione negativa, senza considerare il valore di termini come incerto, avventuroso, opportunità. Tra l’altro la sorte, o meglio la “fortuna”, era già nel Rinascimento vista nel suo duplice significato: positivo o negativo perché sinonimo di casualità, che da un momento all’altro può cambiare la vita delle persone. Sta alla “virtù”, intesa non in senso etico ma umanistico, e cioè all’intelligenza, orientarla verso obiettivi costruttivi.

L’esperienza professionale mi porta ad affermare che rischi ben ponderati, calcolati, possono sostenere il bambino in un percorso di ricerca e conquista dell’autonomia. Partendo dal presupposto che sia affascinante e coinvolgente scoprire e misurarsi con i propri limiti, il resto va da sé, implementando la fiducia nelle proprie capacità, superando gradualmente le paure, sperimentandosi nel cammino dell’affermazione di sé. Ogni bambino ha i propri tempi, che devono essere rispettati e nutriti di proposte significative.

L’anno educativo appena trascorso mi ha regalato immagini indelebili di bambini che hanno scelto liberamente e si sono indirizzati in attività di esplorazione in ambiente esterno, in natura, attraverso giochi che potevano essere concepiti come rischiosi. Ad esempio arrampicarsi, scivolare, sperimentare altezze diverse, acquisendo competenze motorie e sensoriali ad ogni salto, migliorando autostima ed autonomia. In tal modo il rischio non è concepito come un limite, bensì come un’opportunità, un’offerta educativa pianificata e non lasciata al caso, un mix congegnato fra limite e libertà, dipendenza ed autonomia, protezione e rischio, anche se di primo acchito potrebbe sembrare un ossimoro. Per far sì che i bambini possano sviluppare il loro potenziale, la loro capacità di empowerment, dobbiamo sostenerli in modo che si percepiscano come esseri fiduciosi e capaci. Ovviamente il rischio deve essere calcolato, calibrato e valutato, in modo da evitare pericoli. Permettere ai bambini di correre piccoli rischi, consentirà loro di mettersi alla prova, fare valutazioni, ipotizzare e sperimentare soluzioni; quindi permettergli di rischiare equivale a stimolarli e sostenerli in un percorso di crescita equilibrata. In tal modo un elemento talvolta demonizzato in nome della protezione e della sicurezza diventa opportunità di crescita, consolidando il binomio educazione/rischio, proprio in base alla capacità di razionalizzare e capire, alla ricerca delle soluzioni migliori.

Anche nella primissima infanzia, un percorso educativo significativo non può eludere il rischio, consentendo di sperimentare i propri limiti e, allo stesso tempo, le proprie risorse e capacità. I più piccini, terminato il tempo di permanenza all’interno del nido o di una scuola dell’infanzia torneranno in un ambiente esterno, cittadino, non strutturato né tantomeno in totale sicurezza. Allora ben vengano esperienze di apprendimento in ambiente naturale, dove il bimbo sin dai primi passi possa sperimentare le proprie capacità mettendosi alla prova in un terreno con dislivelli minimi per imparare a scavalcare, saltare, correre senza timori, pur cadendo alcune volte e sbucciandosi le ginocchia. Non potranno crescere in un ambiente totalmente privo di rischi e i bambini non possono vedere pericoli ovunque, ingigantendoli, bensì imparare a distinguere le situazioni pericolose da quelle non pericolose, prevenendo situazioni dannose proprio perché hanno imparato ad individuare i pericoli reali.

Altresì, giocare con oggetti e materiali offerti dalla natura come ramoscelli, conchiglie, terra, sassi, consentirà di vivere esperienze formative ricche di senso e significato. Il rischio, inoltre, non deve essere concepito esclusivamente nella dimensione fisica, ma ampliando gli orizzonti possiamo valutarlo sul versante emotivo o cognitivo: la capacità di mettersi alla prova, di affrontare successi o frustrazioni, di commettere errori , di vivere conflitti o affrontare cambiamenti. Rischiare è anche sfidare, cimentarsi, tentare, imparando a valutare se stessi e le proprie capacità, fidandosi delle proprie sensazioni ed emozioni, mettendosi alla prova e vincendo le paure. La sicurezza determina esperienza, competenza, risorse che si attiveranno al momento giusto, rendendoci in grado di comprendere il senso di ciò che ci circonda.

Riflettiamo sulle possibilità esperienziali che proponiamo come adulti, educatori o genitori, ai bambini che, sperimentando contesti diversi, naturali e non standardizzati, potranno confrontarsi con le proprie abilità ed i propri limiti; arricchiti dalla capacità di iniziativa e di problem solving, in un’ottica creativa ed innovativa.