Quando un’educatrice ha un’idea in testa non c’è scampo… prima o poi trova il modo di realizzarla. Se poi incontra due mamme architetto il gioco è fatto! Da tempo osservavo, riflettevo sulla “riqualificazione” di un area verde del nido d’infanzia cercando di ampliare gli orizzonti e i confini della struttura educativa. Ognuno di noi, come ha teorizzato Gardner, e mi ripete spesso Danilo Casertano, attinge le proprie capacità grazie a più intelligenze, ad “intelligenze multiple” che ci contraddistinguono e caratterizzano, rendendoci ulteriormente unici. Ecco, io con numeri e misure sono abbastanza negata, ma compenso con altro. Dunque, tornando all’area verde, necessitava di una rivisitazione tecnica e sicura che la loro competenza professionale poteva andare a braccetto con i pensieri pedagogici, mi sono lanciata nella proposta.

Insieme abbiamo pensato, calibrato, ognuna con la propria specificità, ponendo al centro il bambino e le esperienze fondamentali per le tappe di crescita 0-3 anni. Mente e cuore si sono attivate come in un laboratorio maieutico, dove la domanda rappresenta l’input e non pretende una risposta preconfezionata, ma apre gli orizzonti. Partendo dallo spazio a disposizione ci siamo interrogate sulla sua predisposizione, articolandolo ma, al tempo stesso, lasciando che il bambino potesse interpretarlo liberamente, secondo i suoi desideri e la genialità che lo caratterizza.

Partono le prime misurazioni, la rivelazione dei punti critici fatti di cordoli spigolosi che dovranno essere rimodulati, pensati in modo divergente ma “sicuro” , la redazione delle schede tecniche relative alle installazioni che verranno costruite da educatori, genitori e nonni, paragonabili ad uno sciame di api laboriose. Una progettazione tecnica ineccepibile, che ha incontrato il parere favorevole degli amministratori e il benestare degli uffici competenti.

Tengo particolarmente a riportarvi i pensieri delle mamme architetto che hanno creduto in questa proposta, regalando ai nostri bambini la loro competenza professionale, arricchita dallo sguardo di mamme che hanno preso consapevolezza del potenziale educativo della natura, di quanto tali esperienze segnino profondamente la crescita e il cammino verso l’autonomia del bambino. Lucia Boido, mamma di Alessia, architetto Iunior: “Tecnicamente è stata una bella sfida: progettare e costruire un giardino sensoriale da zero utilizzando solo i mezzi propri, cercando di reperire continuamente fondi e manodopera; avendo la consapevolezza che tua figlia trascorrerà mattinate e pomeriggi interi all’interno di questa. L’esperienza in natura è importante, soprattutto per i bambini che vivono in un contesto urbano, che vivono la natura con le aree verdi della città. Ecco l’importanza di valorizzare lo spazio verde scarsamente utilizzato di una struttura educativa per la primissima infanzia. Questo giardino serve proprio ai nostri bimbi per offrirgli la possibilità di vivere a pieno il contatto con l’ambiente che li circonda”.

Sara Gaiotto, mamma di Clotilde, architetto: ”Il progetto nasce dall’obiettivo di rendere il bambino protagonista attivo del suo processo formativo. Sfruttare le caratteristiche strutturali del nido d’infanzia partendo dagli spetti formativi che questo tipo di educazione mette in atto, creando uno spazio protetto dove il bambino viene contatto con stimoli differenti, con l’ambiente esterno. Nei primi anni di vita, i più importanti per la sua formazione psico-motoria, è importante che possa sperimentarsi in ambienti esterni strutturati per le sue esigenze. Ritengo che alcuni stimoli prodotti dall’outdoor education e veicolati dagli educatori siano bagaglio formativo importante per la crescita del bambino. Il progetto nasce da queste riflessioni e dalla convinzione che un bambino debba sperimentare per conoscere”.

Io sono fortunata perché ho incontrato loro e numerosi genitori che han creduto nel valore pedagogico della proposta, condividendo le modalità operative che sono diventate base della quotidianità al nido. Il senso del lavoro educativo pone al centro i bambini, le loro famiglie ma non solo. La comunità educante, le collaborazioni, il fare insieme sono fondamentali per realizzare obiettivi a tutto campo. Ma ogni anno educativo è un nuovo passo, una nuova impronta nella vita dei bambini e delle famiglie.