Depressione, ansia, mancanza di spinte vitali, perdita di energie, consumismo, incapacità di donarsi e di creare relazioni autentiche, infertilità fisica e simbolica che è sintomo della mancanza di creatività …

Questi sono alcuni dei tratti comuni, troppo comuni, che segnano la vita dell’uomo contemporaneo. Abituato all’abbondanza, alla frenetica e bulimica attitudine a riempire vuoti esistenziali con esperienze e oggetti sempre nuovi, illudendosi di avere molto, si ritrova a camminare su un sentiero tracciato in un arido deserto.

Un malessere generale che riguarda l’individuo e la società, che si riflette sulla famiglia e si trasmette inesorabilmente alle nuove generazioni, ai figli.

Avendo tutto non si desidera niente.

Penso alle stanze dei bambini piene di giocattoli dal dubbio valore estetico ed educativo. Giochi che, subito dopo l’eccitamento iniziale, vengono abbandonati e relegati in una cesta colma fino quasi ad esplodere, e al bambino che infine si ritrova con lo sguardo fisso sullo schermo, imbambolato e inebetito davanti ad un cartone o a qualche videogioco.

Penso a persone, ad intere famiglie, che trascorrono ritualmente il fine settimana nei centri commerciali, divenuti luogo di falsa aggregazione e spinta consumistica. Quante volte si passano intere giornate a camminare tra vetrine luminescenti, senza la reale necessità di comprare qualcosa, ritornando a casa stanchi, confusi e nervosi, con un senso di vuoto interiore?

Non si vuole far riferimento alle necessità di una famiglia, o un singolo, che lavora tutta la settimana e si ritrova a dover fare acquisti indispensabili nel poco tempo libero che ha. Lo sguardo è da rivolgersi all’aspetto di una condizione generalizzata dell’uomo postmoderno. Il fine è quello di indirizzare l’attenzione sul valore qualitativo del tempo che si dedica a se stessi e alla famiglia, che sia nel fine settimana, durante i giorni feriali o festivi non ha importanza. È la qualità a fare la differenza, non la quantità, e la si può ritrovare dedicando del tempo per fare esperienze e passeggiate in natura.

Respirare l’odore resinoso degli alberi e quello fresco del sottobosco, fermarsi ad ascoltare il cinguettio degli uccelli, cercare le impronte e i segni del passaggio degli animali e magari imparare a riconoscerli. Immergersi nella meraviglia della natura che cresce tra forme selvagge e ordine cosmico, lasciarsi trasportare in luoghi senza tempo, dove la vita pulsa da ogni angolo e invita a riappropriarsi di uno spazio, interiore ed esteriore, che è fondamentale per la salute dell’uomo.

Nel silenzio e nella quiete di una passeggiata in natura si torna a percepire così il profondo legame tra il respiro umano e quello terrestre. Questo è, senza ombra di dubbio, un buon antidoto ai mali del nostro tempo.