Ho sempre avuto la convinzione che alcuni incontri hanno il potere in qualche modo di direzionare le nostre strade e spesso dirottarne il cammino, solo e soltanto, però, se riusciamo ad ascoltarci perché non è sempre facile dare ascolto alle nostre note stonate che per la maggior parte del senso comune appaiono strane, pazze, fuori tono, fuori dal coro … Fuori appunto! Ma, in realtà, la sintonia nasce fra chi ha le stesse note dentro a prescindere da tutto il resto.

Tutto è cominciato qualche anno fa quando ho sentito il desiderio di dare valore alla lunga esperienza condotta in natura al Nido San Rossore: così, con le mie colleghe, abbiamo deciso di realizzare un convegno a proposito delle buone pratiche di educazione naturale perché questo ci avrebbe permesso di definire meglio la strada fatta e quella ancora da percorrere insieme. A noi però serviva un esperto in materia, non ci piaceva essere autoreferenziali, anzi sentivamo forte il bisogno di capire quali aspetti del nostro lavoro dovevano essere rivisitati, migliorati, aggiustati oppure soppiantati da nuove idee.

Subito l’istinto ci ha portate verso Danilo Casertano. Lo seguivo da tempo sul web, avevo seguito alcuni corsi da lui tenuti, avevo letto di lui, lo avevo ascoltato molte volte parlare e ogni volta avevo sentito risuonare fortemente temi a me cari. Solo il tempo poi mi ha portato a riconoscerlo come un professionista pazzesco e un caro amico.

Ebbene, questo non capita spesso soprattutto quando sei da tempo educatrice e da tempo leggi e ti appassioni a questo fantastico mondo dell’infanzia: infatti ho incontrato nel mio percorso formatori e formatrici meravigliosi che mi hanno regalato mondi nuovi da scoprire e indagare maggiormente ma rare invece sono le volte in cui ho incontrato addetti ai lavori che hanno colpito in profondità il mio pensiero pedagogico, il cuore e la pancia contemporaneamente, rare sono le volte in cui sento credibilità nelle loro parole e ancor più rare sono le volte in cui le parole da loro usate mi raccontano di tempi, di esperienze, di luoghi e di emozioni vissute davvero con i bambini, con le mani in pasta, anzi con le mani sommerse di terra.

Scoprirsi in linea e in sintonia secondo principi pedagogici simili, condividere la stessa vision, avere sguardi comuni e comunione di intenti senza conoscersi in maniera approfondita, senza aver condiviso giorni e giorni nel lavoro frontale, ore e ore a scuola in riunioni di coordinamento infinite, ha reso l’incontro con Danilo e gli amici di Manes meraviglioso perché è raro assistere a tutto questo, ancor di più viverlo. Tutto questo mi ha spinto ad andare oltre e a scegliere di conoscerlo meglio, di scoprire il suo lavoro e la sua pratica. Così ho conosciuto l’asilo del bosco, poi la scuola del mare e mi sono addentrata sempre più scrutando cosa ci accomunasse e ciò che ci rendesse meravigliosamente diversi.

Conoscersi e riconoscersi nei pensieri raccontati, nelle parole usate, nel desiderio condiviso di fare la nostra parte, nell’ardore che ci anima, che abita i nostri cuori e ci spinge ogni giorno a non mollare, con passione (usate nell’accezione greca di pathos) come forte emozione, desiderio, trasporto dell’animo, mi ha permesso di scegliere questa strada, la strada sulla quale cammina la famiglia di Manes.

Una famiglia multiforme che ha scoperto la sua forza proprio all’interno di questa caratteristica ma che crede e porta avanti gli stessi principi e gli stessi valori. Incrociare la mia strada con quella di Manes mi ha portato una ventata di nuovi incontri, fantastiche persone, grandi amicizie, crescita professionale, confronto con stili di vita diversi, modalità diverse e vite profondamente diverse. Incontrando Danilo Casertano ho più volte pensato a Danilo Dolci, l’intento di Casertano mi ricorda l’opera di Dolci, ricordato da tutti noi come sociologo, poeta, educatore, attivista, egli è piuttosto un intellettuale nuovo, che non vive completamente recluso nel suo studio, che non si nutre unicamente di libri, Danilo Dolci è soprattutto un costruttore di società, un uomo che ha saputo far crescere nella coscienza collettiva la voglia di cambiare, la speranza che anche in una Sicilia degli anni 50 è possibile trovare “le leve del cambiamento”.

Questo si connette perfettamente con gli ideali di Danilo Casertano e di tutti noi di Manes: porre le basi per proporre ed attivare un cambiamento del paradigma educativo. A Danilo sta molto a cuore l’idea che “Il nuovo paradigma educativo è adesso”. Adesso perché non abbiamo più tempo, la storia e la scienza ogni giorno ci raccontano i danni che la nostra società ha prodotto su di noi e soprattutto sulle nuove generazioni. Molti autori hanno scritto di questa nuova emergenza e trovo che Danilo abbia saputo rispondere con concretezza a tutto questo pensando, organizzando e mettendo su un sistema, una rete salda, in stretta connessione su tutto il territorio Italiano,  fatta di rapporti, di sinergie e di amicizia.

Danilo ha avuto il coraggio di esserci e fare la sua parte a dispetto di molte cose, spesso personali, ha scelto di “metterci la faccia”, Danilo è un visionario dagli occhi buoni che raccontano un mondo, la sua storia, le sue ricchezze e fragilità ma che cerca ogni giorno di piantare sempre più i suoi piedi a terra , con umiltà, concretezza e consapevolezza, ed è proprio per questo che mi ha convinto, è per questo che lo ritengo credibile, affidabile. Mi sono fidata di lui, mi fido di lui e con grande orgoglio ho scelto di condividere storia, azioni, visioni e farlo mi riempie di gioia, orgoglio ed emozione.

Quando ci siamo incontrati è stato come se già sapessi, come se già annusassi altro nell’aria, ritengo infatti che esista un invisibile filo rosso che collega coloro che sono destinati a incontrarsi a prescindere dal tempo, dal luogo o dalla circostanza. Qualcuno la chiama sintonia, coincidenza, altri invece sincronicità, io credo che l’aspetto più importante risieda non tanto nelle parole che utilizziamo per definire questi eventi che ci appaiono straordinari ma nel significato profondo che hanno nella nostra vita.

Ramona Sichi