A causa dell’emergenza sanitaria in corso per il contrasto alla diffusione del Covid-19, i giorni di isolamento si sommano, lo stato delle cose è chiaro e le notizie ci preparano al prolungamento delle misure attualmente in atto.
Nei supermercati appaiono cartelli che indicano i prodotti non acquistabili, non di primaria necessità, come i materiali di cartoleria, colori, fogli e matite. I bambini, dopo settimane di chiusura della scuola, iniziano ad aver bisogno di uscire e di tornare alle proprie attività.
Con l’interruzione delle lezioni, i genitori fanno i conti con le difficoltà quotidiane di gestione della famiglia, dovendosi occupare anche della didattica a distanza, non sempre in maniera armoniosa e lineare.

Cosa sta accadendo in casa

Ci sono famiglie che godono di abitazioni spaziose, con il giardino o un bel terrazzo. Spazi che aiutano le famiglie più numerose a vivere le giornate riuscendo, nei limiti del possibile, a ritagliarsi momenti individuali.
Ma non è sempre così. Molte famiglie vivono in appartamenti, all’interno di condomini senza spazi aperti. In questi casi è più difficile, se non impossibile, cambiare ambiente e stare un po’ da soli con se stessi.

In alcune situazioni i genitori riescono a gestire il quotidiano e lo straordinario di questo momento con serenità. In tanti casi sono famiglie con figli unici che richiedono la compagnia dei grandi per giocare, per sentire meno la mancanza degli amici. In altri ci sono due, tre o più figli che riescono a tenersi compagnia tra loro o, invece, richiedono agli adulti di duplicare, triplicare, quadruplicare soluzioni fantasiose alle loro richieste.
Ci sono poi quei genitori che vivono da soli con i figli, che continuano a lavorare, che devono necessariamente trovare soluzioni alternative alla scuola o che, anche se costretti in casa, faticano a mantenere il controllo della situazione.

Considerando tutte le possibili varianti, un elemento comune è il rischio di un progressivo impoverimento sociale ed educativo dovuto al forzato isolamento. Non tutti, tra l’altro, hanno un adeguato collegamento ad internet in grado di sostenere la didattica a distanza, questa nuova frontiera del fare scuola che sta prendendo piede nel tentativo di sopperire alla lontananza e alla sospensione delle attività.

La scuola è chiamata a porsi in prima linea in questa emergenza, assumendosi la responsabilità di essere un faro per la comunità. Come già ho affermato nell’articolo precedente, gli insegnanti possono e devono trovare delle modalità per coltivare la relazione. Il suo nutrimento è sicuramente più importante della mera assegnazione di compiti, in un tentativo spasmodico di inseguire traguardi didattici.

Più passano i giorni e più le attività proposte dovranno favorire la comunicazione diretta, il contatto con se stessi e con i propri cari, stimolare i sensi e allenare il corpo nelle modalità concesse dagli spazi disponibili. Proporre letture che conducano la fantasia oltre il confine della finestra di casa, alla scoperta di luoghi e di personaggi che hanno lasciato un segno tangibile nel tempo e nello spazio.
Così i compiti saranno un veicolo per aiutare bambini e giovani ragazzi ad entrare in contatto con la propria interiorità.

Coltivare le relazioni e prendersi cura dell’altro

Queste settimane di quarantena stanno facendo emergere le fragilità di ognuno di noi, e come genitori siamo chiamati a soffermarci su di esse. Il rischio nel rapporto con i figli è quello di assumere un atteggiamento evitante e di spostare il focus relazionale, delegando ad una fantomatica priorità di performance scolastica l’obiettivo da raggiungere. Ora, più che mai, non è così.

Riflettevo, proprio ieri, sul significato dei ricordi come fonte di conoscenza e mi sono accorta che nel nostro corpo non c’è memoria di cosa significhi vivere una condizione di precarietà esistenziale. Ho ripensato alle parole di mia nonna, di quanto la rassicurasse avere scorte in dispensa o routine prevedibili e stabili. Nei suoi gesti, nelle sue parole, nelle narrazioni della sua infanzia, del riscatto economico e sociale del dopoguerra, emergeva l’esperienza della privazione e della gratitudine che lei e tutta la sua generazione hanno conosciuto. Molti di noi e dei nostri figli, invece, non hanno ricordi o vissuti di questo tipo e si fatica a verbalizzare il tumulto di emozioni che si smuove nella nostra interiorità.

Viviamo in una società figlia del culto dell’apparire e di un narcisismo diffuso che genera, anche in momenti di difficoltà come questo, il diffondersi di atteggiamenti di onnipotenza ed irresponsabilità. Si è, talvolta, ciechi all’impegno del prendersi cura del prossimo e della responsabile dedizione verso la collettività.
L’emergenza che stiamo vivendo è un monito a ricordarci che nessuno di noi è invincibile. Siamo chiamati a prendere sul serio le norme comportamentali in vigore. Si tratta di indicazioni che hanno l’obiettivo, attraverso l’assunzione di un reale senso di cittadinanza, di tutelare e difendere i più fragili. Ognuno è chiamato a farsi custode dell’altro: degli anziani, dei malati, di chi continua a lavorare e di tutti i professionisti che operano senza sosta in ambito sanitario.

Credo sia necessario fare i conti con questa “ignoranza” e con quel malcelato senso di “onnipotenza”. Ciò che accade riguarda tutti noi. Prenderne consapevolezza è il primo passo.

Senza eludere la realtà, cerchiamo di fare pace con noi stessi sul fatto che, in questo momento, non esistono facili soluzioni. Nell’immediato siamo tutti chiamati ad allenare la responsabilità, la pazienza e l’attesa, nutrendo un profondo sentimento di speranza che nasce dal coraggio e dalla perseveranza.

A questo punto, con l’animo predisposto ad ascoltare i timore che emergono, possiamo accogliere quelli dei nostri figli, offrendo loro l’unica rassicurazione possibile: questo tempo finirà, ne usciremo.

Mi permetto a tal proposito di condividere un piccolo aneddoto. Un papà di mia conoscenza, alla domanda del figlio “perché siamo a casa senza vedere nessuno e senza uscire?”, ha risposto in modo esemplare. Gli ha detto di vedere casa come una grande barca ed affrontare questo momento come un’avventura in mare aperto insieme a mamma, papà e al fratellino. Lo ha rassicurato dicendogli che presto avrebbero rivisto nuovamente la terra all’orizzonte. Immagini come questa nutrono la fiducia e rassicurano, guidando lo sguardo oltre il presente.

Guardiamo lontano per riconoscere, in questo tempo, l’opportunità di crescere come comunità educante. Famiglia e scuola insieme.