Mi perdonerete il rimando letterario, ma la chiusura di tutte le scuole a livello nazionale, sancita dal decreto in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, ha posto insegnanti e genitori difronte ad una situazione che richiede una particolare attenzione educativa.

Il pedagogista Giuseppe Bertagna, direttore del Dipartimento di Scienze Umane e Sociali dell’Università di Bergamo, citando Maria Montessori, ha affermato, in un’intervista su Repubblica, che è necessario mettere in atto degli interventi che mantengano, pur se a distanza, una presenza. Soprattutto con i bambini della scuola primaria, da un punto di vista pedagogico, è attraverso la costruzione e il nutrimento della relazione che si può garantire un processo di crescita globale del bambino.

Per questo, di fronte all’attuale situazione, un suggerimento per gli insegnanti, gli educatori e tutti coloro che svolgono attività rivolte all’infanzia, è quello di comunicare direttamente con i bambini, per sapere come stanno, cosa pensano e provano. Personalmente, come maestra di scuola primaria, sto mantenendo con i miei alunni un contatto telefonico con chiamate, audio e video lezioni a loro dedicate. In questo modo è possibile nutrire la vicinanza e l’interessamento per il loro vissuto emotivo. A volte è sufficiente dirsi a voce che si sente la mancanza l’uno dell’altra per stare meglio.

Oltre alla comunicazione con i bambini è importante mantenere un contatto con le famiglie. Per tutti, genitori, nonni e parenti questo momento è portatore di preoccupazioni e di difficoltà organizzative, quindi avvertire il sostegno degli insegnanti è prezioso. Per loro ho confezionato un video messaggio, che potete ritrovare in rete, per condividere pensieri e piccoli consigli. Piccoli grandi gesti che nutrono la comunità famiglia – scuola.

Una preoccupazione che emerge dai riscontri con le famiglie è legata alla gestione dei compiti. In una dimensione casalinga, lo studio permette ai bambini di scandire il tempo della giornata. Hanno, cioè, il compito di ancorare il trascorrere delle ore a qualcosa di familiare, agli impegni abituali di sempre. Considerati in quest’ottica, i compiti assumono un significato rassicurante.

Di certo, non potendo affiancare quotidianamente i propri alunni, gli insegnanti in questa fase optino preferibilmente per esercitazioni di consolidamento degli apprendimenti già acquisiti, oppure per ricerche di apprendimento su tematiche di storia, geografia e letteratura. Ora la scuola è chiamata, più che mai a stimolare nei bambini, e nelle famiglie, la curiosità di scoprire la Bellezza: largo spazio alla lettura di opere classiche, all’ascolto di poesie, alla ricerca di notizie su siti archeologici ed artistici. Ci si avvalga della tecnologia che, in periodi come questo, può esprimere al meglio le sue potenzialità: permette di viaggiare e visitare virtualmente città o musei di tutto il mondo. Approfittiamone!

Per i genitori, e adulti in generale, credo che questa sia un’occasione speciale per riscoprire o valorizzare le relazioni in famiglia e il prendersi cura. Stare in casa, insieme, permette di dedicarsi alla definizione di routine comuni, all’accrescimento delle autonomie e delle capacità dei più piccoli di assumersi delle responsabilità. Organizzate la giornata insieme a loro, decidendo gli obiettivi quotidiani, di studio e di impegni comuni: aiutateli ad individuare delle scadenze didattiche realistiche, da controllare poi insieme e magari condividere con le insegnanti o i compagni di scuola. Affidate loro dei compiti specifici come, per esempio, ordinare e pulire la stanza, aiutare ad apparecchiare e sparecchiare la tavola, preparare e spiegare a tutti le regole di un gioco da tavola, stendere i vestiti puliti…

Dedicatevi alla creazione di routine prevedibili e costanti e affidate compiti proporzionati all’età.

Il pedagogista russo Lev Vygotskij parlava, in merito a queste riflessioni, di zona di sviluppo prossimale. Affinché il bambino possa accrescere il proprio livello di conoscenza deve confrontarsi con altri più competenti di lui: gli adulti. Il loro ruolo è quello di proporre ai bambini occasioni di sforzo e sperimentazione. Solo mettendosi alla prova lungo la sottile linea che separa la padronanza dal “non lo so fare“, ogni individuo può proseguire lungo la strada della propria crescita. Il bambino conserva dentro di sé la spinta alla scoperta e, se accompagnato da un adulto che gli tiene la mano con amore, sarà pronto per affrontare le sue sfide.

Il viaggio che conduce alla conoscenza richiede impegno e coraggio. Il coraggio di camminare lungo il confine tra conosciuto e ignoto.

Oggi tutti noi possiamo affermare di vivere una condizione limite: si tratta di un periodo extra – ordinario, complesso e impegnativo, ma nello stesso tempo può rappresentare un’opportunità di crescita e maturazione. In queste settimane è possibile dedicarsi con entusiasmo a nutrire la fiducia verso i talenti dei più piccoli, e di noi stessi, e alla relazione adulto – bambino.

Da questo stato interiore di entusiasmo e disponibilità alla meraviglia, è possibile una relazione educativa efficace che conduce all’interiorizzazione di quel senso profondo di sicurezza. Grazie alla memoria affettiva di tale relazione d’amore, il bambino saprà edificare la propria autostima con cui, in adolescenza, affrontare il mondo.

Per concludere questo articolo, penso alle fragilità di tutti noi, che questo periodo ha fatto e continuerà a far emergere. Mi auguro che il calore delle relazioni familiari sia il terreno capace di accoglierle per trasformarle e per permettere a tutti noi di diventare persone migliori.