La quotidianità al nido d’infanzia può essere vissuta con proposte esperienziali al di fuori degli schemi consoni, in un’ottica educativo-pedagogica che parte dai materiali naturali e “poveri”.

In questa direzione ho proposto la costruzione di una Cucina di Fango, realizzata grazie ad un’attività laboratoriale svolta con genitori e nonni dei bambini che, armati di chiodi, levigatrice, sega ed impregnante per legno hanno assemblato la struttura utilizzando dei pallet. Costi ridotti per un grande risultato. La creatività ha spiccato il volo, predisponendo la struttura di una copertura e di un vero piano di lavoro, con tanto di vasche resistenti come lavandini e due grandi piastrelloni utilizzati come piastre d’appoggio. È abbastanza spaziosa e capiente per poter ospitare un buon numero di bambini in contemporanea, strutturata per agire su entrambi i lati.

Fra educatori, nonni e genitori è scattata la ricerca di oggetti comunemente utilizzati nella proprie abitazioni: pentole, mestoli, setacci, pirofile, stampi da forno, contenitori, cucchiaioni di legno, noti ai bimbi perché utilizzati nelle cucine di casa. Così è iniziato il divertimento!

Manine abili toccano, soppesano, appallottolano, spalmano, lanciano, si “sporcano sapientemente”, giocando con fango, sabbia, erba. I materiali naturali che si possono recuperare all’esterno diventano compagni di un cammino di scoperta, alleati nello strutturare e destrutturare, nel creare e ricreare, aperti a nuove sensazioni ed inedite produzioni.

Prendono forma piatti “prelibati” composti da fango, fiori, foglie, legnetti, sassi e pure qualche vermicello che transita nelle vicinanze. Il fango dona un’esperienza sensoriale unica: viscido, freddo, liscio, stimolando i sensi ad ampio raggio.

Attorno a quella Cucina di Fango prendono vita scambi linguistici che arricchiscono i bambini non solo come incremento del vocabolario, ma anche dal punto di vista delle competenze relazionali ed emotive, oltre che cognitive. A seconda dell’età e della propria tappe di crescita i bambini si affiancano e raccordano, si scambiano oggetti e collaborano a vario titolo alla preparazione dei “piatti gourmet” o cercano di portare a termine il loro gioco in solitaria, assorti nella scelta dei materiali, compiendo travasi inediti.

Ecco che quei piani d’appoggio mettono in mostra file di sassolini, rametti o piccoli cumuli di terra e fango, preludio alle future operazioni mentali, alla capacità di causa-effetto, associazione, seriazione, classificazione. E noi educatori? Li osserviamo e affianchiamo come facilitatori di esperienze, riconoscendo il valore autentico dei processi che si attivano, del piacere della scoperta, della meraviglia che generano.

Li guardiamo assorti nello sperimentare e sperimentarsi in un gioco simbolico creativo e magico, esperienza che gran parte di noi abbiamo vissuto da bambini, pasticciando sulle rive di un fosso, in un prato o semplicemente nel cortile di un oratorio.