La crescita e lo sviluppo del bambino sono obiettivi che tutte le scuole e tutti gli educatori si prefiggono.
Tuttavia, i metodi di insegnamento adottati dalla maggior parte degli insegnanti non fa che assicurare la dipendenza; non è che gli insegnanti vogliano davvero degli alunni irresponsabili e dipendenti, il fatto è che nessuno ha insegnato loro le tecniche ed i metodi per promuovere l’autonomia.

Ad esempio e’ più comodo dare la pappa al bambino imboccandolo piuttosto che lasciare che faccia da solo. Nel primo caso il bambino si sporcherebbe solo le labbra, nel secondo ovviamente ci sarebbe il “finimondo” intorno a lui. Il secondo percorso indiscutibilmente sarebbe più dispendioso di tempo ma porterebbe ad un risultato decisamente migliore: l’autonomia.

Nel nostro approccio, l’educazione viene vissuta fondamentalmente come un processo autogestito.
Maria Montessori spiega alla perfezione questo concetto con la frase “aiutami a fare da solo”.

E’ dunque più importante che l’educatore impari a non disturbare ed a non ostacolare il processo di maturazione autogestito.
Nel momento stesso in cui un bambino è impegnato in un’attività, con concentrazione, l’intervento dell’educatore sarebbe pressoché distruttivo.

Perchè intervenire dove il bambino può riuscire da solo? Un bambino avrà un’ intera vita per utilizzare un pentolino nel modo corretto.
Nella sua disarmante semplicità, questa logica implica un radicale mutamento del contesto scolastico: l’insegnante non è più colui che trasferisce il suo sapere, ma colui che sperimenta il suo sapere insieme ai suoi alunni, basandosi sempre sui tempi recettivo-cognitivi del bambino.
Dunque, si tratta di un cambiamento sistemico che ipotizza una profonda evoluzione personale nell’educatore; spetta a lui, quindi, il non facile compito di entrare nel privato mondo percettivo dell’altro e di starci comodo, è dunque ragionevole fermarsi a valutare ogni singolo momento per stabilire se è adatto al bambino che abbiamo in fronte.

E’ quello che siamo, che studiamo e la programmazione educativa che garantiscono la qualità del nido; quest’ultima deve essere costruita intorno al bambino inteso come individuo sociale competente e protagonista della propria esperienza; la programmazione consiste nell’elaborazione degli interventi in funzione delle esigenze di ciascun bambino.

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