Viviamo in un tempo in cui tanti punti di riferimento sono stati messi in discussione e reinventati. Tutto ciò che riguarda l’uomo, le relazioni umane è in una continua trasformazione e destrutturazione. Un processo ineluttabile che investe anche la genitorialità e perciò dobbiamo porci una fondamentale domanda: cos’é diventata la famiglia?

Partiamo dal suo significato etimologico. Familia : dal latino, servitore, domestico. Mettersi al servizio, quindi, di quanti convivono insieme, condividendo lo stesso tetto e cooperando per rendere vivo il concetto di faama, casa.

Inoltre nell’articolo 29 della Costituzione la famiglia viene descritta come società  naturale. Trovo interessante soffermarsi su questa espressione che può offrire vari spunti di riflessione. Innanzitutto usare il termine società presuppone una dimensione collettiva. Un’insieme, cioè, di individui da prendere in considerazione come singoli, prima ancora che come corpo sociale plurimo. Da un punto di vista pedagogico questo si traduce nella necessità di porsi in un’ottica di osservazione della persona, nel suo processo di definizione di se stesso, per poter poi diventare membro attivo di una collettività.

Prima di poter incontrare l’altro con cui costruire una relazione di coppia e poi condividere una dimensione genitoriale, ogni uomo e ogni donna incontra primariamente se stesso. Il proprio bagaglio di esperienze, pensieri e sentimenti determina l’approccio relazionale successivo. Solo attraverso un’analisi onesta dei propri vissuti interiori è possibile incontrare l’altro liberamente in una dimensione di dono e cura reciproca.

La Costituzione parla di società naturale racchiudendo in questo termine l’immagine della famiglia, intesa come contesto in cui il singolo trova, naturalmente, la condizione ideale per esprimere se stesso nella propria totalità, protetto e tutelato dal calore dell’amore.

Proprio a rafforzamento di tale definizione. la Convenzione Internazionale dei Diritti dell’Infanzia riconosce all’istituzione della famiglia lo status di diritto fondamentale per ogni bambino. Al suo interno ogni piccolo individuo trova lo spazio relazionale ed affettivo per costruire la propria storia. Uno spazio di promozione del processo di crescita del bambino, in cui le figure genitoriali hanno la responsabilità di garantire la tutela e la promozione del concetto di salute intesa come stato di completo benessere fisico, mentale e sociale.

Etimologia e legislazione permettono, così, di riflettere sul concetto di famiglia riconoscendone la sua natura dinamica e relazionale, in cui adulti e bambini si confrontano costantemente. Essere genitori richiede l’assunzione della responsabilità dei propri interventi educativi con la consapevolezza dell’incidenza che l’accudimento e i processi di attaccamento conseguenti avranno nella loro vita.

L’evoluzione degli studi in ambito psicologico e pedagogico, a partire dal Novecento, hanno rappresentato un contributo fondamentale in questa direzione. Infatti, se la famiglia è una società naturale in cui da sempre gli uomini hanno trovato l’espressione del proprio senso di appartenenza ad una comunità, si è assistito nel tempo a profonde trasformazioni correlate all’evolversi dei ruoli sociali e dei processi di consapevolizzazione di se stessi. Si è assistito ad un cambiamento radicale: per generazioni uomini e donne sono passati da un ruolo sociale all’altro, adeguandosi a convenzioni culturali accettate e condivise. Al loro interno per tanto tempo sono rimaste silenti istanze individuali di realizzazione di sé, per assolvere a compiti sociali di procreazione a garanzia della prosecuzione della specie.

Con l’avvento della psicanalisi e delle correnti di studio psicologico e pedagogico successivi, si è poi assistito ad uno spostamento importante: l’asse di assunzione di responsabilità si è spostato verso l’interiorità dell’uomo, per ricercare motivazioni profonde e nuovi assetti di equilibrio e benessere. Il centro è passato dalla necessità di garantire un sistema sociale predefinito alla ricerca di una consapevole scelta e adesione personale alle proprie istanze interiori, e aggiungerei spirituali ed emotive.

Entrare in se stessi, riconoscendo il valore e l’esistenza di dimensioni inconsce, ha scardinato un sistema di definizione personale, che avveniva attraverso l’adesione a preesistenti ruoli sociali accessibili in maniera univoca in funzione al genere e all’età. Ognuno ora è chiamato ad osservare la propria pluralità e complessità interiore, frutto della storia vissuta e di quella ereditata, che determina il proprio essere nel mondo.

Gli orizzonti di senso si moltiplicano e potenzialmente ognuno può trovare il proprio spazio di realizzazione ovunque, a prescindere dal contesto familiare e culturale di appartenenza. Il processo di acquisizione di coscienza di sé e di assunzione di responsabilità in atto è un passaggio evolutivo dell’umanità fondamentale, in direzione di una liberazione interiore consapevole e profonda.

Gli aspetti d’ombra che però accompagnano questo processo, sono campanelli d’allarme di cui tener conto. Una struttura sociale e culturale preesistente al singolo, infatti, se da una parte non lascia spazio alla creativa affermazione di sé al di fuori dei ruoli convenzionalmente concessi, offre uno schema di riferimento rassicurante e prevedibile. Come per il bambino piccolo un ambiente ordinato, prestabilito e fatto di routine stabili, offre la base sicura e necessaria alla conoscenza e alla sperimentazione di sé e del mondo, così la cultura assolve al compito di garantire quella sicurezza necessaria all’ordine sociale e all’interiorizzazione di un radicato senso di appartenenza.

Trovarsi in un mondo globalizzato che permette di raggiungere facilmente luoghi dall’altra parte del globo, grazie a mezzi di trasporto che accorciano le distanze quasi annullandole, di abbracciare credi religiosi, tradizioni e rituali di altri gruppi umani, o di poter conoscere in tempo reale accadimenti di posti lontani, facendo proprie rivendicazioni e istanze di spazi altri, ha rimesso in discussione profonda il senso del sé.

In questa cornice la famiglia si trasforma, perché sono cambiati i punti di riferimento individuali.

Tutto è diventato possibile e accessibile, la cornice temporale di riferimento è l’eterno presente, rivendicato come prioritario e portatore di benessere. Sicuramente saper stare, assaporare e prendere consapevolezza di chi si è,  di quello che si prova e di quali sono le necessità interiori nel qui e ora, ha un valore liberatorio ed equilibrante. Ma questa osservazione di se stessi non puó prescindere dalla scelta di assumersi la responsabilità del proprio destino.

L’esistenzialismo di inizio Novecento aveva già richiamato l’uomo a questa necessaria evoluzione di sé. Sartre ribadiva con estrema chiarezza che ognuno è responsabile del proprio esistere, a prescindere da quale sia il bagaglio ereditato dal passato. Quasi una provocazione, affinché non si lasci spazio alla delega e alla deresponsabilizzazione.

Un’assunzione di responsabilità orientata a non perdere la direzione verso il futuro: il grande rischio di un atteggiamento collettivo rivolto totalmente all’oggi è quello di perdere di vista il principio dell’amore, lasciando spazio solo alla ricerca del piacere. Soddisfacimento immediato, bulimico e superficiale che non basta mai e spinge sempre verso nuove fonti di godimento, mai realmente appaganti.

Essere in contatto con se stessi nel presente guida, invece, il viaggio della vita, individuale e familiare, orientandolo al futuro, con lo sguardo rivolto oltre l’orizzonte. Solo così si possono nutrire relazioni di cura e dono reciproco capaci di mostrare ai bambini il valore profondo dell’amore.

Amore che sappia essere ascolto, attesa, dedizione, osservazione, comprensione di sé e dell’altro.

Familia, essere servitori, è un percorso che cresce con l’individuo. Il bambino lo interiorizza nel calore della casa, il giovane lo sperimenta nelle relazioni affettive e l’adulto lo tramanda come genitore alle nuove generazioni.

Essere genitori oggi assume allora il sapore di scegliere la via dell’amore.