Vorrei donare leggerezza, perché la leggerezza è il più soave dei doni…

Dicembre 2020

È un po’ che sento il bisogno di raccogliermi, di scendere dentro di me e trovare un tempo lento, un attimo di pausa dai rumori, dalle pubblicità su Facebook, dalle preoccupazioni per il futuro e dalle ansie del passato.
Ho bisogno di creare attorno a me quella quiete che è casa, che è nido, aggiungere una stella, accendere una candela.

È stato un anno difficile, possiamo dirlo tutti ed ora che volge al termine sento il bisogno di un attimo di calma, di creare dentro di me lo spazio per accendere una luce, di celebrare quello che è, il presente e ricordare, dare dignità a chi è venuto a mancare, agli elementi che non ci sono più o che si sono trasformati per diventare altro.

Nel flusso continuo delle cose, trovare un attimo per esistere, qui ed ora, per sentirci e ritrovarci, per accoglierci e accorgerci che siamo vivi.

Leggerezza, questa è la parola che mi sono ripromessa all’inizio di quest’anno, il 2020. 

Durante questi mesi ho lottato per difenderla, per farla mia, per far sì che continuasse ad esistere, per renderla vera ed imprimermela nella pelle, per innamorarmi, farmi portare e guidare dal suo senso, per imparare da lei, educarmi alla leggerezza.

Durante il webinar di Martedì 22 Dicembre parlavamo con Elisa Brianni e Danilo Casertano di sostenibilità, dei costi nascosti dei nostri metodi produttivi e di quanto “pesasse”, fosse impattante, il nostro modo di agire e di vivere.

Ci faceva riflettere Danilo, quali sono i costi nascosti del nostro modo di insegnare? Quando forziamo i bambini come fossero coltivazioni intensive, quel risultato che abbiamo ottenuto, quanto pesa? Quale sarà il suo vero impatto sulla vita del bambino?
Quindi da una parte parlare di sostenibilità ci porta a parlare di peso, di impatto ambientale, di foot print di noi umani sul pianeta, tutte cose di cui abbiamo bisogno di renderci conto, ma delle quali parlare porta sapore di piombo.

Allora voglio scegliere di dare forza a ciò che è per me efficace e il mio dono, il seme che voglio condividere, la luce che sento nello spirito del Natale e che vorrei che giungesse fino a voi è la leggerezza, che possa crescere e germogliare in fiori futuri.

Leggerezza dei nostri passi, quando camminiamo in un bosco ed insegniamo a farlo alle bimbe e ai bimbi che sono con noi.
Leggerezza del nostro zaino, che come dice il buon Davide Bologna, se pesa tanto è perché ho tante paure, mentre più ho fiducia nelle mie capacità, più viaggerò leggero.
Leggerezza di cuore, se penso a tutte le persone che in un’epoca come questa si adoperano, si fanno interiormente grandi come il mondo, per proteggere chi sta loro accanto, per far sì che per i bambini possano esistere degli attimi, degli spazi salvi di sensatezza.

Leggerezza nello sguardo, nell’attenzione con cui guardiamo chi è attorno a noi e soprattutto, più di tutto, la fragilità di chi e di ciò che è umano.
Vorrei spendere ancora una parola sulla fragilità e su quanto sia importante il saper porre sguardi lievi, sguardi che accarezzano, sguardi che comprendono, che sono disponibili a prendere con sé il dolore dell’altro.

La leggerezza del sedersi accanto e in silenzio condividere la visione di chi ci è vicino, essere tacitamente disponibili a guardare quello che c’è, senza giudizi, senza opinioni, senza fretta, per dare nuova dignità e ascolto al bisogno autentico, perché solo se torneremo ad ascoltare i bisogni autentici usciremo da quelli di consumo.

Leggerezza quindi come disponibilità ad avere uno sguardo dolce verso chi ci circonda, verso i suoi inciampi, verso le lotte e le battaglie che sta attraversando, verso le sue bellezze miste a nuvole di dubbi ed incertezze.

Nel caso in cui stessimo parlando di un bambino o una bambina la nostra leggerezza si caratterizza, colora e connota di responsabilità, quella della traccia che il peso di un nostro sguardo può lasciare sulla materia viva, sull’anima che è il bambino.

Aggiungiamo meraviglia e magnificenza alla leggerezza, agli occhi che si posano sui più piccoli, perché questo è: un onore, un dono magnifico e ricco di meraviglia, avervi a che fare.

Ancora in ultimo, portiamo leggerezza nel modo in cui guardiamo a noi stessi, leggerezza che possa essere accoglienza, balsamo e cura laddove il peso dei nostri giudizi su di noi, delle nostre autocritiche, dei modi tramite i quali a volte ci mortifichiamo, pesano più del piombo e hanno lasciato ferite.

Fatemi allora un regalo, provate anche voi a trattarvi con leggerezza, perché tutte le altre leggerezze si legano a questa.

Un abbraccio
Sabina

Se volete seguire altre mie riflessioni, conoscere il significato dell’educare nelle Scuole Naturali e di come si muovono i primi passi in questa direzione potete trovarmi con i contenuti video in queste due Masterclass:

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