Quanti giochi di plastica invadono le camere dei nostri figli e quanti ciclicamente dobbiamo buttare perché non attirano più la loro attenzione?

Se ci soffermiamo a guardare bene sono davvero pochi i giochi logorati dall’età e dall’utilizzo che rimangono nelle nostre case.

L’etica delle festività natalizie, pasquali, dei compleanni e ricorrenze varie, ci impone di acquistare giochi a portata di trend “giocattolifero” del momento.
Lo scorso Natale mi soffermai a guardare la quantità di pacchi che i miei figli si accingevano a scartare, senza fermarsi su quanto era stato loro donato. Il tutto condito da stress ed isteria da eccitazione biofisica. Tutto è ormai intrinseco nella schizzofrenica routine natalizia.

Del resto sono ancora troppo pochi i siti che vendono giochi di qualità e plastic free, e forse anche un po’ troppo costosi. Non parliamo dei negozi specializzati! 

Non è mio interesse entrare nel merito delle scelte educative, legate alle esperienze che i bambini vivono all’interno delle mura domestiche e nelle proprie scuole. Vorrei invece condividere una riflessione per chi, come me, è sensibile al tema dell’educazione alla sostenibilità o chi si sta ponendo qualche domanda. Che cosa fare per proporre giochi meno plasticosi e che siano privi di iper-stimolazioni artificiali? 

Nel tempo e nella storia pedagogica in molti hanno parlato di Pedagogia dell’essenziale, di materiale come veicolo di apprendimento interconnesso tra corpo e psiche, di pedagogia povera per lo sviluppo dei mondi sensibili, di learning by doing. Possiamo arrivare a citare la Teoria delle Loose Parts di Simon Nicholson del 1970, secondo cui il materiale destrutturato può diventare motore di apprendimento dell’esperienza infantile.

La riflessione su questo tipo di visione degli stimoli educativi inseriti nell’ambiente mi ha portato spesso a chiedermi, da madre ed educatrice, quale fosse il giusto mezzo.Gestisco Remix – Centro di Riuso Creativo con altre mie colleghe dal 2014. In questi anni si sono avvicendati classi, insegnanti, adulti che hanno “giocato” con i materiali naturali e con materiali di scarto. Ho trovato il giusto mezzo per coniugare la contemporaneità con le loose parts? Forse sì. 

Osservando bambini e adulti entrare in contatto con materiale open ending, cioè dal finale aperto, si può percepire come tutti i sensi vengano pienamente coinvolti e si conosce il nesso tra le emozioni, l’apprendimento, la percezione, la memoria ed il corpo. Molti bambini definiti “problematici” rimanevano completamente assorti ad esplorare dei materiali a disposizione, sotto lo stupore degli insegnanti. Questi ultimi uscivano dal centro di Riuso Creativo con un sacchetto pieno di materiale di recupero da riproporre all’alunno. 

Giochi semplici come piccoli pezzi di legno, rami, pigne, gomitoli, bottoni ma anche tappi, scatole di uova, tetrapack possono diventare un gioco, un’esperienza guidata dal proprio immaginario che non ha confini spazio temporali diversamente da un gioco in plastica pre-costituito. Quindi a casa e nei servizi educativi dovremmo cominciare a farlo diventare un habitus all-seasons

Per concludere, non demonizziamo i regali nelle festività ma proviamo a creare per i nostri bambini giochi molto semplici o regaliamo loro ceste naturali con loose parts. In questo modo, piano piano, ridurremo il consumo di plastica e svilupperemo abilità significative per i nostri bambini. 

“Ciò che il bambino apprende deve affascinarlo, bisogna offrirgli cose grandiose: per iniziare offriamogli in mondo” Maria Montessori