Essere maestra o fare la maestra?

Da sempre mi trovo a riflettere su quale sia il verbo più adatto. Questo interrogativo è emerso con forza alla fine delle scuole superiori. Mi sono diplomata in ragioneria, tutt’altro mondo rispetto a quello dell’educazione, ed iniziando a lavorare mi sono accorta che qualcosa in me non era ben intonato…

Quella era davvero la mia strada?

Avvertivo il bisogno di occuparmi di qualcosa in cui essere Francesca. Riuscire a ritagliarmi un posto nella società in cui la mia interiorità fosse stimolata e condotta verso una crescita, insieme alle mie competenze ed abilità. Così è iniziata la ricerca interiore.

Il destino ha posto sulla mia strada, fin dall’infanzia, l’incontro con l’Africa e in quel periodo di riflessione si rese chiaro che quella terra volevo viverla in prima persona. Per raggiungere questa meta, intrapresi la strada nel mondo dell’educazione. Università, lavoro come educatrice ad Ostia per diversi anni e poi la partenza. La prima partenza, per la Sicilia. Un anno, avevo pianificato, solo un anno per sperimentarmi nel campo della cooperazione internazionale occupandomi di educazione alla cittadinanza. Sono diventati tre, intensi e pieni di scoperte. Ricordo ancora il giorno in cui da questa esperienza è nata l’opportunità della mia seconda partenza. Meta questa volta, la Tanzania.

Qualcuno si sarebbe dovuto occupare del coordinamento di un centro d’accoglienza per bambini orfani e sieropositivi, seguendo il lavoro di rete sul territorio con le autorità locali e occupandosi della formazione per le educatrici locali, sostenendo l’emancipazione lavorativa femminile. “È la mia opportunità“, mi sono detta, e nel giro di un mese sono partita. Due anni è durata questa fase della vita, un periodo che mi ha permesso di sperimentare un modo nuovo di guardare dentro e fuori di me. Per la prima volta sentivo di essere dove desideravo e dove era giusto stare, senza proiettarmi altrove. Porterò con me per sempre quelle sensazioni. Il ritorno in Italia non è stato facile. Viaggi del genere sono salti nel tempo verso altri mondi e tornare richiede pazienza e lentezza.

Nel giro di pochi mesi, comunque, iniziò a delinearsi una nuova sfida: rivolgere le mie energie lavorative al mondo della scuola. Ben presto tornò quella sensazione di incompletezza, insoddisfazione e costante spinta ad essere altrove. I contesti in cui mi sperimentavo non calzavano bene con la mia visione del senso dell’educare. Poi arriva l’incontro con l’Associazione Manes.

Il primo impatto è stato ad Ostia Antica. Per raggiungere il casale che ospitava il progetto, percorrevo una strada sterrata e camminando avvertivo nuovamente la sensazione di essere al posto giusto, al momento giusto. Il lavoro è stato intenso e coinvolgente fin dall’inizio. Vivo e pulsante.
Sono passati tre anni e quel senso di appagamento e di onesta partecipazione continua ad accompagnare il mio cammino.

Essere o fare la maestra? Qual è il significato dell’Educare?

Nel vivere la scuola quotidianamente, la risposta che trovo a questa domanda sta nella relazione e nell’incontroTra maestra e bambino, tra persone che ogni giorno si guardano, si rispettano, si conoscono e cercano di comprendersi per crescere e migliorare.

Una Scuola Naturale crede in questo incontro, in una relazione che cerca il contatto tra le nature di maestri e alunni, recuperando la cornice della Natura, in un equilibrio sano tra lo stare dentro di sé e lo stare fuori, insieme agli altri.

Ed oggi eccomi qui, maestra in una scuola che si muove, si interroga, si sperimenta.
Maestri, bambini e genitori danno vita ad una pedagogia vivente che cerca di mantenere lo sguardo rivolto alle stelle, per proseguire sul cammino della maturazione interiore del proprio essere persona.